Quando Google distrugge un bosco

330 ettari di boschi, circa 460 campi da calcio, abbattuti per dare spazio a dei futuri data center. 

Succede in Finlandia, tra le cittadine di Muhos e Otanmäki, dove la big tech Google aveva avviato i lavori per la costruzione dei suoi server a discapito dell’ambiente boschivo. 

E dopo che un intero bosco è sparito ecco che il cantiere si ferma. Google non aveva i permessi necessari. 

Qualsiasi disboscamento di superfici maggiori di 2km2, infatti, necessita di una valutazione preliminare dei rischi ambientali che, nel caso qui riportato, non era stata fatta. L’azienda aveva richiesto un’esenzione provvisoria che, però, non era stata concessa. 

Interrotto il progetto ad ottobre, in Finlandia si riapre il dibattito sulla costruzione dei data center sul territorio nazionale. Più di 145 sono in fase di costruzione. 

I colossi della tech, infatti, considerano la Finlandia un ottimo paese dove mettere i propri computer in quanto ha molto spazio e temperature basse mentre il primo ministro Petteri Orpo aveva definito una priorità attirare investimenti dall’estero. 

I costi ambientali, però, si fanno sentire. 

L’area vicino a Muhos è ora un deserto di fango con i solchi lasciati dai macchinari che ne segnano il terreno come cicatrici. L’acqua sporca e piena di detriti attraversa il sito e si riversa in un ruscello affluente del fiume Oulujoki.

Un’altra problematica sollevata dagli abitanti della zona è lo spostamento dei lupi che i lavori hanno causato: con il loro habitat naturale distrutto i predatori hanno cominciato ad avvicinarsi ai centri abitati. 

Antti Järvinen, responsabile di Google Finlandia, si è scusato affermando di aver agito “sulla base della migliore interpretazione che avevamo della legislazione all’epoca”. 

Le conseguenze delle sue politiche, però, non spariranno con delle scuse.

100mila firme sono state raccolte per una petizione che richiede maggiori controlli e regole sui data center e per indennizzi sui danni ambientali. L’impatto che l’IA e i motori di ricerca hanno sul nostro Pianeta si fa sempre più evidente. 

Ore e ore passate al telefono, a guardare video su YouTube, scrollare sui social, fare domande ai modelli di intelligenza artificiale e nel mentre, tutta questa energia e questi dati che ci sembrano intangibili, richiedono spazio e risorse. 

È importante continuare a fare pressione sugli oligarchi delle tech, controllarne le azioni, questionarne i progetti, richiedergli rispetto e coscienza, perché avere il controllo sui motori di ricerca che plasmano la nostra società post-moderna non dà il diritto a distruggere una foresta. 


FONTI

https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/10/28/news/finlandia_google_foresta_data_center-425678929

https://www.ilpost.it/2026/10/24/google-data-center-foresta-finlandia

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