a vincere le guerre è chi ha le rinnovabili
Forse non ci era bastata la guerra mossa dalla Russia e il blocco del suo oleodotto. Ci è voluta una seconda crisi internazionale, quella dello Stretto di Hormuz, per farci realizzare che la nostra dipendenza dal fossile non solo è nociva per l’ambiente ma lo è anche per la sicurezza geopolitica.
Basta che il commercio di un singolo barile di petrolio o di gas naturale venga osteggiato perché mezzo pianeta rimanga paralizzato.
È l’energia, oggi, a muovere il mondo e troppo spesso viene generata da fonti non rinnovabili, che ci rendono dipendenti dai loro fornitori.
Non solo l’elettricità ma gran parte della mobilità è ancora strettamente legata al petrolio; la guerra in Medio Oriente ha comportato l’aumento dei prezzi del carburante rendendo lo spostamento in aereo e automobile proibitivo per persone e merci.
Il conflitto USA-Iran ha sbattuto in faccia a noi, cittadini di società avanzate, come la nostra intera realtà sia costruita sui combustibili fossili e la facilità con cui un singolo Stato può privarcene.
Quale soluzione allora, per sfuggire ai capricci degli oligarchi del petrolio, del gas e del carbone?
Solo l’autosufficienza, possibile grazie alle rinnovabili.
Sole, acqua e vento non possono essere facilmente controllati da potenze estere e la loro energia è continua e pulita e inesauribile.
Molti paesi UE stanno resistendo alla crisi globale grazie all’autoproduzione di energia green. Con la guerra in Ucraina, infatti, diversi stati membri si erano dotati di impianti alternativi per far fronte al caro dei prezzi del gas e ad oggi riescono a sostenere gran parte del proprio fabbisogno energetico grazie all’uso di fonti pulite.
Non è il caso dell’Italia che nella corsa alle rinnovabili è rimasta indietro ed arranca nella produzione green. Il nostro Paese, con lo scoppio della guerra di Putin, ha preferito affidarsi ad altre nazioni produttrici, diversificando sì i propri fornitori ma rimanendo strettamente dipendente da partner esteri. Ad oggi l’Italia paga le conseguenze di queste scelte e si dimostra uno dei paesi europei messi più in difficoltà dalla guerra nello Stretto.
Paradossalmente lo stato che più sta traendo vantaggio dalla situazione internazionale è la Cina: pur essendo il maggior importatore del petrolio iraniano è anche il maggior produttore di energia verde e, soprattutto, di pannelli solari.
Solo a marzo 2026 la Repubblica Popolare ha esportato 68 GW di componenti solari.
Il blocco dello stretto ha spinto aziende di tutto il mondo a votarsi all’energia verde e da chi si comprano le tecnologie fotovoltaiche? Da Pechino.
Nonostante l’energia pulita permetta indipendenza sul lungo termine, nel periodo di transizione passare dal petrolio alle rinnovabili significa spostare la dipendenza dai paesi produttori di idrocarburi (come il Medio Oriente o la Russia) ai paesi che controllano le materie prime critiche e la manifattura tecnologica (proprio la Cina).
Oggi le guerre non si combattono più tra oriente e occidente, democrazie e teocrazie come ancora cercano di raccontarci bensì tra fonti sostenibili e fossili, petrolio e terre rare e a vincere, ormai, è chi ha l’indipendenza energetica data dalle rinnovabili mentre pian piano i grandi oligarchi del petrolio si uccidono tra di loro.
