Che estate che è stata
È finita l’estate e che estate che è stata: la più calda mai registrata.
Tra arsura e afa ed eventi climatici estremi, per molti questi mesi non sono stati il momento di relax a cui eravamo abituati.
Il periodo compreso tra luglio e agosto è stato il più caldo mai registrato a livello globale. I picchi più alti sono stati misurati nel mese di agosto, ma le ondate di calore sono cominciate molto prima. Già da inizio giugno, giornali e televisioni riportavano le notizie di temperature estreme, incendi e anomalie del clima.

Città da “bollino rosso”, morti dovute al calore, festival e manifestazioni rimandate per le giornate di canicola… Non sono solo i media a parlarne, ma siamo noi a sentirlo: il riscaldamento globale è uscito dalla speculazione teorica per colpirci direttamente e con violenza.
L’Italia ha attraversato quattro ondate di calore, una di seguito all’altra e prolungate nel tempo. Diverse città hanno registrato giornate al di sopra dei 40 °C, con notti in cui il termometro non scendeva sotto i 28 °C.
“La media di 25,6 gradi Celsius registrata ad agosto 2026 supera i precedenti record di 24,6 °C del 2024 e di 24 °C raggiunti nell’agosto 2017”, afferma il ricercatore del Cnr-Ibe Lorenzo Arcidiaco. Stiamo parlando di un aumento di +5,2 °C rispetto alla temperatura media del mese di agosto 1951-1980 e di +3,5 °C rispetto alla media di agosto 1991-2020.

E poi, dopo giorni di caldo torrido e afa, ecco che esplodevano, brutali, i temporali. Ma la pioggia non è servita a rinfrescare, perché, finito il maltempo, il sole ricominciava a splendere implacabile sulle nostre teste e il termometro rimaneva fisso sopra le temperature estive “normali”.
A soffrire non sono stati solo gli esseri umani; gli effetti delle ondate termiche e delle secche si sono visti su flora e fauna, agricoltura e allevamento, fiumi e mari.
Siccità: gran parte delle riserve idriche del Paese si sono esaurite e la Penisola è stata messa in stato di emergenza. Le temperature elevate e la scarsità di pioggia hanno dissanguato (prosciugato) laghi e fiumi, soprattutto al Nord e Centro Italia. Emblema di questa crisi è il Po: il suo flusso è ai minimi storici (-80% in Piemonte, -74% in Lombardia ed Emilia-Romagna).
Non solo in Italia, tutti i grandi fiumi europei hanno registrato portate inferiori alla media. Senna, Reno, Danubio: l’acqua scarseggia in tutto il continente. Deficit di precipitazioni e di umidità del suolo sono stati osservati in Francia, Spagna, alcune zone della Germania e nel Regno Unito.

La mancanza d’acqua genera un feedback positivo per il riscaldamento globale in quanto il suolo perde la capacità di raffreddare l’ecosistema per mezzo dell’evaporazione.
In crisi anche gli oceani le cui acque quest’anno sono state eccezionalmente calde.
Nel mese di luglio la temperatura superficiale dei mari è stata di 20,96 °C. Un valore da record.
Nel mentre, diversi incendi hanno devastato tutta Europa, soprattutto Francia e Spagna.
Nella Gironda (verso Bordeaux), le fiamme hanno distrutto più di 42.000 ettari di bosco. 50 mila ettari, invece, sono stati divorati tra Madrid e Ávila, in quello che è stato classificato come il più grande rogo mai registrato nella storia spagnola.
La Francia, poi, ha fatto parlare di sé con le decine di morti per annegamento di chi, per sfuggire al clima rovente, si buttava in acqua e, sentendosi male, non riemergeva.
Nel Vecchio Continente, il caldo degli ultimi 4 anni ha ucciso più di 200 mila persone.
“Lo stress da calore è spesso definito il ‘killer silenzioso’ e le case, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati costruiti per queste temperature”, ha affermato Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS, quando a giugno ha dato la notizia: “Oltre 1.300 morti in una settimana”. E l’estate era appena cominciata.
Il caldo estremo è una vera e propria emergenza sanitaria.
Ma è anche un’emergenza alimentare. Con il cambiamento climatico cambiano le colture. Piante e terreni non sono abituati al nuovo clima: soffrono, muoiono, mutano.
Emblematico per l’Europa occidentale è il caso dell’uva: se in Italia si è cominciato a vendemmiare settimane prima del solito, in Francia il raccolto quasi non c’è stato, con un conseguente calo della produzione di vino di circa il 30%.
Dobbiamo adattarci al mondo che verrà: un mondo più caldo, con meno acqua -disponibile-, in cui la nostra alimentazione sarà differente, così come le nostre case e i nostri orari. Pure il nostro vocabolario si sta adattando al cambiamento climatico, con nuovi termini che sorgono per descrivere ciò che sperimentiamo. Un esempio è pirocumulonembo: mega nube di fuoco che si crea sopra una fonte di calore come i grandi incendi che hanno sconvolto Francia e Spagna. Ma la vera parola simbolo del 2026 è stata kokushobi (酷暑日), coniata dal governo giapponese per descrivere le giornate che superano i 40 °C.
Anche il Giappone, infatti, ha patito il caldo quest’anno, con 41.174 persone trasportate in ambulanza per colpi di calore e altre patologie legate alle alte temperature.
Nelle ultime settimane l’attenzione si sposta nell’Asia meridionale, dove il 26 agosto una piena si è abbattuta nelle valli dell’Himalaya, al confine tra Nepal e Tibet cinese. Solo che lo strabordare del fiume non è stato causato da abbondanti piogge, ma da una frana di ghiaccio (o addirittura dalla caduta di un intero pezzo di montagna) che ha ostruito il corso d’acqua. L’Himalaya è un territorio fragile e duramente colpito dal cambiamento climatico; i ghiacciai dell’Hindu Kush Himalaya si stanno sciogliendo sempre più velocemente, con tassi di perdita raddoppiati rispetto al 2000: quasi 27 metri di spessore sono andati persi rispetto al 1975, con conseguente calo delle risorse idriche per la popolazione, ma anche un indebolimento del territorio, con terreni sempre più fragili e instabili.
E mentre aspettiamo che arrivi l’inverno a far scendere i gradi sul termometro, ecco che l’estate si conclude con un tragico epilogo: l’ONU ammette il fallimento degli Accordi di Parigi. Quella famosa soglia dei +1,5 °C da non superare è un proposito ormai fallito. Impossibile rallentare il riscaldamento globale entro quel limite (fisico e psicologico) che ci eravamo imposti. Quella che ci è sembrata un’estate particolarmente calda non è che un preambolo degli anni a venire; anzi, probabilmente sarà l’estate più fresca tra quelle che presto sperimenteremo.
Dobbiamo cambiare la nostra idea di estate e con essa i nostri ritmi, le nostre città non più adatte a questo clima, le nostre abitudini alimentari destinate a scomparire.
È necessario modificare il nostro stile di vita basato su una realtà che non esiste più e che continua ad alimentare la crisi in corso: abbassare le emissioni e favorire uno sviluppo sostenibile rimangono i principali pilastri di prevenzione e adattamento.
Fonti
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/06/siccita-laghi-fiumi-centro-nord-italia-anbi-dati/8472063
https://climate.copernicus.eu/climate-bulletin
https://www.cnr.it/it/nota-stampa/n-14606
https://www.lifegate.it/perche-con-lalluvione-in-nepal-e-tibet-centra-la-crisi-climatica
https://ilbolive.unipd.it/it/news/societa/caldo-siccita-incendi-estate-estrema-europa
