Il trattato sull’Alto mare
Il 17 Gennaio 2026 è entrato ufficialmente in vigore il trattato sull’alto mare (Agreement on Biodiversity Beyond National Jurisdiction -BBNJ-), documento attraverso il quale gli Stati firmatari si impegnano a proteggere le acque internazionali ed i fondali di quelle nazionali. Stiamo parlando del 95% del volume oceanico: il più grande habitat terrestre.
L’obiettivo dell’accordo è la salvaguardia degli oceani e l’assunzione di una gestione a livello globale, anche in vista delle future generazioni, in zone non soggette a giurisdizione nazionale.
E’ un passo fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo 30×30 (proteggere il 30% degli oceani entro il 20230)
Il trattato si focalizza sulla conservazione, il ripristino e il mantenimento della biodiversità e degli ecosistemi anche attraverso un coordinamento internazionale.
più precisamente prevede:
- risorse genetiche marine, compresa la giusta ed equa ripartizione dei benefici
- istituzione di aree marine protette
- obblighi, norme e procedure in materia di valutazioni dell’impatto ambientale
- sviluppo di capacità e trasferimento di tecnologie marine
Adottato nel giugno 2026, l’accordo ha raggiunto, nel settembre 2025, le 60 ratifiche necessarie alla sue entrata in vigore per l’inizio 2026. Ad oggi sono più di 80 i paesi in cui è stato ratificato tra cui Germania, Francia e Cina.
Ma c’è una grande mancanza tra gli stati membri: L’Italia.
Il nostro Paese ritarda a ratificare il testo nonostante l’Unione Europea avesse dato formalmente il via libera alla conclusione di tale accordo.
Blue Marine Foundation, Client Earth, Greenpeace Italia, LIPU e Mare Vivo e il WWF Italia hanno scritto al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin per sollecitarne la ratifica evidenziando come il ritardo mina alla credibilità stessa del nostro Paese.
Il mare svolge un ruolo chiave nell’equilibrio terrestre tant’è vero che ricopre il 70% della superficie Globale. Un po’ alla volta ci stiamo rendendo conto che ogni sua onda, ogni sua goccia, ogni suo piccolo abitante… deve essere protetto; a timidi passi cominciamo a preoccuparci per questo immenso, potente, terrificante abisso d’acqua salata che stiamo rendendo così spaventosamente fragile.
Oceanomare.
Non basterà un trattato a proteggerlo, soprattutto se non tutti i Paesi si impegnano a rispettarlo, eppure questo testo è già un grande passo verso un futuro più sostenibile: attraverso esso mettiamo per iscritto il nostro impegno verso quella parte di Mondo che non “appartiene” a nessuno Stato, verso quel mistero d’acqua blu sul quale poggia l’orizzonte.
