Una lista rossa

È uscita la nuova lista rossa dell’ IUCN, l’ente internazionale per le specie in via di estinzione, e ancora una volta ci viene buttata in faccia la situazione sempre più critica della biodiversità terrestre. 

Guerre, politica, scandali mediatici…a volte ci dimentichiamo che mentre l’uomo si uccide a vicenda e litiga in diretta TV a subire le conseguenze dei nostri comportamenti irrazionali sono tutti gli esseri viventi, molti dei quali si ritrovano in via di estinzione. 

La “lista rossa IUCN” nasce nel 1964 dalla volontà dell’unione nazionale per la conservazione della natura (IUCN) di «influenzare, incoraggiare e assistere le società del mondo al fine di conservare l’integrità e la diversità della natura e di assicurare che qualsiasi utilizzo delle risorse naturali sia equo ed ecologicamente sostenibile».

Considerata il più oggettivo e autorevole sistema di catalogazione delle specie a rischio, la lista viene usata non solo per valutare lo stato attuale della biosfera e allineare in tal senso le politiche nazionli ma anche per valutare l’andamento delle varie iniziative prese negli anni precedenti. 

Annualmente vengono redatte una serie di liste rosse regionali (Regional Red List) che si focalizzano sulla condizione specifica di ogni Paese. 

IUCN si basa su precisi criteri di valutazione del rischio per ogni e redige una classifica di conseguenza. 

SiglaNome ingleseNome italianoDescrizione (semplificata)
EXExtinctEstintoQuando l’ultimo individuo della specie è deceduto.
EWExtinct in the WildEstinto in naturaQuando una specie sopravvive solo all’interno di giardini zoologici o altri sistemi di mantenimento in cattività.
CRCritically EndangeredSpecie in pericolo criticoQuando la popolazione di una specie è diminuita del 90% in dieci anni o quando il suo areale si è ristretto sotto i 100 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 250.
ENEndangeredIn pericoloQuando la popolazione di una specie è diminuita del 70% in dieci anni o quando il suo areale si è ristretto sotto i 5.000 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 2.500.
VUVulnerableVulnerabileQuando la popolazione di una specie è diminuita del 50% in dieci anni o quando il suo areale si è ristretto sotto i 20.000 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 10.000.
NTNear ThreatenedProssimo alla minacciaQuando i suoi valori non riflettono ma si avvicinano in qualche modo ad una delle descrizioni riportate sopra.
LCLeast ConcernRischio minimoQuando i suoi valori non riflettono in alcun modo una delle descrizioni di cui sopra, specie abbondanti e diffuse.
DDData DeficientDati insufficientiQuando non esistono dati sufficienti per valutare lo stato di conservazione della specie.
NENot EvaluatedNon valutatoSpecie non valutata. Spesso utilizzata per le specie domestiche.
Lista rossa IUCN, wikipédia 

Dalla lista stipulata in riferimento al 2025 risulta che, a livello globale, il 6,4% delle specie è in pericolo critico di estinzione e l’11,4% in pericolo. 

I dati registrano quindi un peggioramento di diversi punti percentuali rispetto al 2024 in cui a essere a rischio critico erano il 4,3% e a rischio il 10,4%.

Queste percentuali non sono solo numeri, ma intere vite sospese.  

Uno dei casi più emblematici è quello del pinguino imperatore il cui status è passato da Near Threatened (quasi minacciato) a Endangered (in pericolo). Questo a causa della critica situazione dei ghiacciai. Dal 2016, infatti, il ghiaccio marino si sta drasticamente riducendo e la sua scomparsa in certe zone chiave per la riproduzione e cura dei pulcini ha determinato una crisi demografica per i pinguini i cui piccoli muoiono annegati o congelati. Si prevede un dimezzarsi della popolazione di questa specie entro il 2080. 

Da tenere monitorata anche il ghepardo asiatico: gravemente minacciato ne rimangono solo poche decine di esemplari. in Iran. Sotto le bombe della guerra. 

Negli anni ‘70 la sua popolazione era stimata attorno ai 200 esemplari ma la caccia, la riduzione del numero delle gazzelle, il cambiamento di utilizzo del terreno, il degrado e la frammentazione dell’habitat e la desertificazione ne hanno fatto crollare il numero. Non trascurabili sono le morti dovute a incidenti stradali: in un paese che sempre più si urbanizza e cementifica l’ambiente naturale del ghepardo diminuisce e spesso è tagliato da strisce d’asfalto su cui circolano le nostre pericolose autovetture. 

I ghepardi asiatici un tempo erano presenti dalla penisola arabica all’India, attraverso Iran, Asia centrale, Afghanistan e Pakistan ma sono progressivamente spariti in tutti gli stati esistendo solo in Iran.  Oggi, però, il Paese si ritrova coinvolto in un conflitto che fa passare la conservazione della biodiversità e la tutela delle aree protette in secondo piano. 

Il nostro pianeta non sta bene: animali, piante e organismi muoiono e specie intere scompaiono. In un ecosistema dove tutto è interconnesso la perdita di anche solo un componente mette a rischio tutta la struttura dell’esistenza. 

Il declino della biosfera non è un evento che possiamo ignorare. 

È la diversità a rendere la Terra un posto meraviglioso: un mondo in cui esiste il pinguino imperatore e il ghepardo asiatico, il vaquita e la tartaruga embricata, i lupi e le farfalle, è un mondo nel quale vale la pena vivere e per il quale vale la pena lottare. 

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